UN INSEGNANTE DROGATO NON E’ PERICOLOSO PER GLI STUDENTI. PAROLA DI CGIL

E’ noto il caso di quell’educatrice di una agenzia di servizi di Firenze che ha assunto eroina nel bagno di una scuola primaria fiorentina. Nell’immediatezza del fatto, sono esplose le polemiche e l’assessore alla scuola del Comune di Firenze, Rosa Maria Di Giorgi, ha avanzato la proposta di sottoporre il personale scolastico a test antidroga.

Io sono completamente d’accordo. Possono farmi il test anche domani …
Ma c’è chi obietta perché c’è droga e droga e non tutte sono pericolose. Inoltre, bisogna distinguere tra consumo abituale e non. Insomma, per alcuni fumare uno spinello prima di entrare in classe non sarebbe poi la fine del mondo. Forse ignorano che l’effetto di un solo spinello è pari al fumo di venti sigarette. Senza contare, poi, che il consumo di cannabis, secondo i ricercatori, avrebbe effetti deleteri sull’ippocampo, la regione del cervello in cui si trovano i circuiti di neuroni necessari per la realizzazione di una serie di funzioni cognitive collegate con la memoria. Fatto questo che a me pare fondamentale trattandosi di insegnanti.

Secondo il segretario della Cgil Scuola Mimmo Pantaleo, un insegnante che si fa uno spinello ogni tanto è compatibile con l’insegnamento. Se così non fosse, si dovrebbero licenziare probabilmente la metà dei dipendenti pubblici. Affermazioni che si basano su delle illazioni e che, a mio parere, sono di una gravità inaudita.

Poi, sempre secondo Pantaleo, bisogna anche concedere delle “attenuanti” a chi facesse uso di droghe perché va capita esattamente la condizione psicologica dell’insegnante che dovesse fare uso di stupefacenti. Bisogna vedere insomma se quell’insegnante ha l’attitudine all’insegnamento indipendentemente o no dall’uso di stupefacenti. E questo non lo si può fare con un semplice test antidroga.
Lo stesso discorso varrebbe anche per gli allievi: dovremmo dire a tutti gli studenti italiani che fanno uso di droga che non possono più entrare nelle aule.

A me queste affermazioni suscitano orrore. Sì, orrore e non esagero.
Secondo Pantaleo, insomma, si dovrebbe chiudere un occhio sul docente consumatore di spinelli così come facciamo, noi insegnanti, con gli studenti. Come se fosse facile individuare chi fa uso di droghe e, soprattutto, come se fosse facile affrontare questo tipo di discorso con le famiglie e con gli studenti. Spesso le prime non ne vogliono sentir parlare perché non credono di avere un figlio drogato e i secondi negano. A meno che non li si colga sul fatto ma in questo caso direbbero che si tratta di un episodio assolutamente isolato.

Nel caso dell’educatrice toscana, poi, non si parla di uno spinello fumato nel bagno della scuola durante l’intervallo, si parla di overdose di eroina. Ma anche qualora la dose assunta non avesse avuto degli esiti così drammatici, si può solo immaginare in quali condizioni la docente si sarebbe presentata in classe per assistere, in qualità di insegnante di sostegno, gli scolari a lei affidati. Un ruolo di una delicatezza estrema che richiede una lucidità mentale e un’efficienza fisica che qualsiasi droga attenuerebbe, anche la più leggera.

Il test antidorga sarebbe una soluzione, anche non drastica. Nel senso che un docente drogato avrebbe comunque diritto, secondo me, a conservare il suo posto ma dovrebbe essere immediatamente sospeso, affidato ad un centro riabilitativo e riammesso in servizio solo in presenza di una documentazione che attesti il superamento del problema.

Ma il test antidroga secondo alcuni è incostituzionale. Il sottosegretario con delega alle politiche antidroga, Carlo Giovanardi, ha tuttavia dichiarato che non c’é alcun problema di costituzionalità a effettuare test antidroga sugli insegnanti. Semmai, problemi di copertura finanziaria.

Come al solito, dunque, è “solo” un problema di soldi.

[fonte: Tuttoscuola]

AGGIORNAMENTO DEL POST, 26 SETTEMBRE 2011

GIOVANARDI: PANTALEO, UN IRRESPONSABILE

Il ministro Giovanardi non ha tardato a replicare al segretario della Cgil Scuola Mimmo Pantaleo.

«Le dichiarazioni di Mimmo Pantaleo sono totalmente fuori luogo ed irresponsabili nel contesto della serietà e della integrità psichica e comportamentale che è richiesta ad un insegnate, che oltre a trasmettere semplici nozioni ai bambini ed ai ragazzi, trasmette anche e soprattutto modelli educativi, comportamenti e stili di vita sani e valori positivi. Non mi sembra proprio che drogarsi sia tra questi». Prosegue Giovanardi: «La totale e disinformata superficialità con cui si vuole ancora assolvere la cannabis e i suoi derivati, si scontra irrimediabilmente con le evidenze scientifiche che hanno dimostrato come questa sostanza ed i suoi derivati siano in grado di alterare le più nobili funzioni cognitive di una persona. Basti pensare alle drammatiche conseguenze già avvenute nel nostro paese di persone alla guida sotto l’effetto di cannabis che, non molto tempo fa, hanno ucciso in un incidente stradale ben 7 persone e tanti altri casi analoghi che sono stati documentati in questi anni. E’ completamente fuorviante parlare ancora di droghe leggere. Un’ulteriore perplessità viene dal fatto di come si possa accettare che una persona dedita al consumo di stupefacenti e quindi con un comportamento e uno stile di vita assolutamente a rischio sia per la propria salute mentale e fisica, possa trasmettere modelli e stili d i vita sani a i nostri figli».

Dello stesso parere anche il MOIGE. Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige e membro della Consulta per le politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei ministri osserva:

«Il tema della droga non può essere affrontato con superficialità e sufficienza. La scuola e i nostri ragazzi non hanno bisogno di maestri che si drogano, ma che siano coerenti con i valori e i messaggi educativi positivi che devono trasmettere ai nostri figli. E continua: «Non ci si può nascondere dietro l’attenuante della differenza tra droghe pesanti e droghe leggere: è stato, d’altra parte, ampiamente dimostrato che tutte le sostanze stupefacenti hanno effetti nocivi sulla salute. E’ necessario che l’attenzione sulla diffusione della cannabis sia sempre viva proprio perché i suoi effetti sono spesso sottovalutati e questo vale in particolare nelle scuole e in tutti quei luoghi che rappresentano un punto di incontro e di socializzazione dei ragazzi».

Non posso che essere d’accordo con entrambi.

[fonte: Giornalettismo]

Annunci

Informazioni su marisamoles

Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 24 settembre 2011, in docenti, scuola, scuola primaria, studenti con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 10 commenti.

  1. No, non è una questione di soldi, ma di CGIL.

    Mi piace

  2. Condivido totalmente la tua posizione e condivido il tuo post dove e come posso 🙂

    Mi piace

    • Mi fa piacere che anche in questo caso ci troviamo d’accordo. La scuola ha già tanti “mali”, non abbiamo proprio bisogno di aggiungerne altri. Lo dico senza puntare il dito contro i docenti che hanno problemi con la droga o con l’alcool (credo ce ne siano molti di più di quanti possiamo immaginare) perché, come ho detto, non serve criminalizzare, piuttosto tendere una mano.

      Alla prossima. 🙂

      Mi piace

  3. Sono d’accordo con voi. Inoltre sarei favorevole a test psico-attitudinali per chiunque intraprenda lavori a contatto con bambini e ragazzi(bidelli compresi): forse si eviterebbero casi di pedofilia e altro.

    Mi piace

    • @ lilipi

      Avevo pensato la stessa cosa a proposito dei test psico-attitudinali. Forse potrebbero sottoporre obbligatoriamente le nuove leve, anche perché fare il test ad un milione di docenti sarebbe veramente un’impresa titanica. 🙂

      Comunque, la mia esperienza allo sportello d’ascolto mi ha portata a pensare che, putroppo, i docenti ritengono di non aver bisogno di alcun aiuto, come se la nostra professione di per sé rendesse perfetti. Lo sportello è aperto a tutti, allievi, famiglie e docenti. Quanti docenti pensi che io abbia incontrato allo sportello in dieci anni? Due. 😦

      Mi piace

      • “purtroppo, i docenti ritengono di non aver bisogno di alcun aiuto, come se la nostra professione di per sé rendesse perfetti.”
        E’ vero: è un difetto molto diffuso nella categoria, ed è una cosa assai triste 😦
        Ma secondo voi in questo siamo più “supponenti” della media delle altre professioni, o siamo come tutti gli altri? Non riesco a capire.

        Mi piace

      • Cara Vittoria,
        non saprei rispondere. Io ho sempre cercato di studiare, anche psicologia, tenermi informata, ascoltare i colleghi con cui, in passato, quando insegnavo in un altro liceo, ho collaborato molto. Negli ultimi anni, lo confesso, sono un po’ stanca, non del mio lavoro ma è come se non avessi più lo sprint di un tempo (non solo a cusa degli anni che passano!), forse anche per scarsa considerazione di cui la nostra professione gode, non ultimo a livello economico. Per fare un esempio, per gli esami preliminari d’ammissione all’esame di stato per i privatisti, ho avuto un lauto compenso: meno di tre euro l’ora. 😦 Mi sembra che non noi docenti ma la nostra porfessionalità sia svenduta. Questo credo contribuisca non poco a spingere molti docenti a pensare di fare il minimo e a non porsi minimamente il problema che ci sia qualcosa che non va nel loro lavoro.

        Poi, diciamolo, il fatto che nessuno mai controlli quello che facciamo (anche se i nostri allievi non sono stupidi, anzi, sono capacissimi di giudicare, se non condizionati da antipatie personali) contribuisce non poco ad aumentare la nostra “supponenza”. Forse nelle altre professioni questo “fenomeno” è meno diffuso, proprio perché ci sono più controlli ma anche più incentivi.

        Mi piace

  4. Non credo che nei docenti ci sia più “supponenza” che in altre categorie,ma che sia più dannosa, dato che(come diceva un mio dirigente scolastico da cui ho imparato molto)”un docente non insegna ciò che sa,ma ciò che è”.Quanto alla “professionalità svenduta” e al contraccolpo psicologico che ha sulla categoria,condivido in pieno.A questa situazione hanno contribuito in molti:politica, sindacati,mass-media e anche (ahimè)una minoranza di docenti giunti in cattedra immeritatamente e resi inamovibili da leggi troppo garantiste Speriamo si prendano opportuni provvedimenti per dare una svolta positiva(reale e non a chiacchiere) !

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: