IL CASO: NEL VICENTINO 100% DI ALUNNI STRANIERI IN UNA CLASSE. MA LA GELMINI DICE NO


A Montecchio Maggiore, centro industriale a una decina di chilometri a ovest di Vicenza, in una delle classi della scuola materna sono iscritti solo alunni stranieri. Oltre il 70% di iscrizioni in una prima delle elementari nella frazione di Alte Ceccato. Tutto questo nonostante il ministro Mariastella Gelmini abbia imposto il tetto massimo del 30% degli iscritti non italiani in una sola classe.

Quando, l’8 gennaio 2010, era uscita la Circolare Ministeriale n° 2/2010, fin da subito si erano levate delle proteste in considerazione del fatto che ci sono, specialmente nel Nord Est, alte percentuali di emigrati. E poi, secondo alcuni, da questo calcolo dovrebbero essere esclusi gli stranieri nati in Italia (seconda generazione). Non solo, alcuni esponenti del mondo giudiziario hanno avanzato dei dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, chiamando in causa pure la Convenzione dell’Onu sui diritti dei fanciulli.

La normativa, però, va rispettata, osserva il ministro. Questi bambini devono essere smistati. Dalle pagine del Corriere del Veneto, Mariastella Gelmini ribadisce che in Italia non possono esistere classi con solo studenti stranieri: «Siamo contrari, e faremo di tutto perché ciò non accada». La soluzione potrebbe essere – almeno per il momento – quella di nominare un unico dirigente scolastico cui spetti il compito di smistare gli stranieri tra le diverse scuole della Provincia di Vicenza.

Il sindaco leghista di Montecchio Maggiore, Milena Cecchetto, esprime la sua giusta preoccupazione: «Anche quest’anno non riusciremo a rispettare il limite del 30 per cento di alunni non italiani per classe ma ciò che maggiormente ci preoccupa è che rischiamo di non riuscire a far partire il lento e difficoltoso processo di integrazione delle comunità straniere fondato sulla crescita culturale e sociale delle giovani generazioni attraverso la scuola».

Già, in un luogo in cui la forza lavoro degli immigrati ha un ruolo rilevante nel settore manifatturiero, dove le famiglie straniere si sono consolidate e i figli di seconda generazione, gran parte nati in Italia da genitori indiani o africani, sono iscritti nelle scuole di tutta la Provincia vicentina, il problema effettivamente pare urgente e non credo si possa risolvere smistando i bambini di Montecchio in tutte le scuole della provincia. In questo modo si creerebbe un enorme disagio per le famiglie stesse.

In una lettera inviata all’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan e alla dirigenza degli Uffici Scolastici, il sindaco Cecchetto scrive di aver destinato «cospicue risorse economiche per finanziare percorsi di alfabetizzazione e integrazione dei bambini stranieri, con contributi nell’ordine di 40mila euro l’anno» e aggiunge che «è necessario fare di più per garantire la piena efficacia dell’azione pedagogica ed educativa della scuola» con l’obiettivo di «offrire ai bambini di Montecchio Maggiore una scuola di qualità, secondo una tradizione veneta che si vuole mantenere viva».

Ecco, il punto della questione è proprio questo: integrazione per qualcuno è sinonimo di assimilazione e appropriazione della cultura ospitante. Proprio lo scorso anno lo stesso primo cittadino di Montecchio aveva annunciato che i bambini sarebbero stati lasciati a “pane e acqua” se i genitori non avessero pagato (come tutte le altre famiglie) il servizio mensa. Quest’anno immagino che avrà in mente di imporre ai bambini stranieri polenta e osei al posto del couscous … sempre che paghino, ovviamente.

[fonte: Il giornale]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 12 agosto 2011, in bambini, famiglia, integrazione culturale, scuola con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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