DEBITO IN LATINO? LE CINQUE REGOLE AUREE PER UNA BUONA TRADUZIONE


Lo spauracchio di tutti gli studenti liceali alle prese con il Latino è, senza ombra di dubbio, la famigerata versione, termine che, tra l’altro, è usato impropriamente.

La parola versione, infatti, secondo la sua etimologia e il suo significato, è il prodotto che si ottiene traducendo, non il testo che si deve tradurre. Ovviamente il termine deriva dal latino versionem, astratto per versus che a sua volta è il participio perfetto del verbo vertere che significa “girare, volgere”. Ne consegue che il significato del vocabolo versione è propriamente l’atto di girare o volgere, quindi, in senso figurato, l’atto di volgere da una lingua ad un’altra, ovvero traduzione.

Ma cos’è che spaventa gli allievi, specie quelli che in Latino zoppicano un po’ (o anche parecchio 😦 ) e che magari hanno pure il Debito Formativo e devono colmare le proprie lacune durante l’estate? Per esperienza posso dire che molti, pur conoscendo le regole, quindi la teoria, non riescono a sviluppare un’adeguata capacità di analisi del testo e, di conseguenza, non capiscono nemmeno il senso globale di ciò che si apprestano a tradurre. Senza una corretta analisi e una comprensione almeno globale del testo non è possibile tradurre in modo corretto, quindi produrre una versione accettabile.

Qual è, dunque, il rimedio? Prima di tutto allenarsi a casa tenendo ben presente che il tempo a disposizione in classe non è infinito. È del tutto inutile tradurre a casa un testo di otto righe in sei ore quando si sa che in classe si può disporre al massimo di due ore.
In secondo luogo, quando si è alle prese con il testo della versione è necessario mantenersi calmi: l’agitazione o il pensiero di non potercela fare non può che complicare le cose. Dunque, calma, pazienza e sangue freddo, se vogliamo dir così.
Infine, c’è una prassi da seguire e sono sicura che gli insegnanti ne parlino a scuola e facciano tutte le raccomandazioni del caso.
Per i più distratti o per quelli che dei propri insegnanti non si fidano (il che è un gran peccato!) le riepilogo di seguito.

LE 5 REGOLE “AUREE” PER UNA BUONA TRADUZIONE.

1. Leggere, leggere, leggere … un’attenta lettura è già un avvio verso la comprensione del testo (non si può tradurre senza capire!). Anche il titolo è importante: può non dirvi nulla ma può anche essere una preziosa fonte di informazioni. Ad esempio, dal titolo si può capire se il testo è narrativo (un aneddoto o una favoletta, ad esempio) o se è storico.

2. Non iniziare mai a tradurre parola per parola; bisogna fare l’analisi di ogni frase, partendo dal VERBO (ricorda che ad ogni FORMA VERBALE corrisponde UNA FRASE).
È buona regola sottolineare i verbi alla prima lettura e individuare i vocaboli che non si conoscono nella rilettura.
Se vi trovate di fronte una versione complessa, durante la lettura successiva alla prima potete distinguere le congiunzioni coordinanti e/o le subordinanti (o, come nel caso della relativa, il pronome che la introduce; oppure, nel caso dell’infinitiva, sarà necessario individuare, oltre all’infinito, naturalmente, anche un accusativo che può fungere da soggetto)

3. Una corretta analisi, oltre ad individuare le funzioni dei casi, deve tener conto del sistema di concordanze. Per fare ciò bisogna innanzitutto osservare le desinenze, ma non solo, perché a volte ingannano; si parte dalla concordanza predicato-soggetto, si cercano eventuali aggettivi [attributi] o apposizioni; si ricostruisce, in altre parole, il NUCLEO della FRASE e per farlo bisogna innanzitutto distinguere i verbi transitivi e quelli intransitivi: nel primo caso, oltre al soggetto, si dovrà cercare un complemento oggetto, quindi un accusativo (attenzione: molte preposizioni latine reggono l’accusativo: non confondetevi!); nel secondo caso, si andrà alla ricerca del complemento indiretto che meglio “completa” il significato del verbo (ad esempio, se vi trovate di fronte ad un verbo che indica movimento, cercherete un complemento di luogo)

4. Bisogna imparare il significato del maggior numero di vocaboli possibile, non solo sostantivi, aggettivi o verbi, ma anche e soprattutto le congiunzioni, le preposizioni e gli avverbi (anche con il vocabolario di fronte, conoscere i vocaboli fa risparmiare un sacco di tempo!).
Quando proprio i vocaboli non ve li ricordate, nella ricerca sul dizionario prestate attenzione alle indicazioni riguardo alla costruzione. Ad esempio, ci sono verbi in latino che reggono il doppio dativo, oppure altri che reggono un determinato tipo di subordinata (impero + ut e congiuntivo). Il vocabolario dà molte informazioni (quelli moderni, inoltre, hanno pure le “finestre” riepilogative per i vocaboli con molti significati: dando una scorsa veloce, sarà facile individuare il significato più adatto al contesto e quindi basterà concentrarsi su quello, leggendo gli esempi) ma è necessario saperlo leggere! Ci vuole molta attenzione e la fretta non aiuta.

5. Non perdere tempo a tradurre una frase che proprio non si riesce a capire; procedendo nella traduzione si possono comprendere molte cose e anche ciò che è oscuro prima, può diventare chiaro dopo.

Si potrebbe aggiungere ancora una “regola”: usare il buonsenso! Non avere fretta, non lasciarsi prendere dall’ansia o dal terrore di non finire, rileggere la traduzione sulla “brutta” e “sistemarla” prima di ricopiare: una “bella copia” non può essere mai uguale alla “brutta”!!!

NON MI RESTA CHE AUGURARE A TUTTI BUON LAVORO! 😉

P.S. Se vuoi, puoi leggere anche l’articolo correlato: Latino: un metodo per tradurre

PUOI TROVARE ALCUNE ATTIVITÀ DA SVOLGERE CLICCANDO QUI.

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 2 agosto 2011, in Debiti Formativi, Latino, scuola, studenti con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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