ISRAELE HI TECH: ENTRO CINQUE ANNI TABLET PER GLI STUDENTI AL POSTO DEI LIBRI

Solo pochi giorni fa sulla stampa internazionale è rimbalzata la notizia di una specie di rivoluzione nelle scuole sudcoreane: il ministro dell’educazione Ju-ho Lee ha, infatti, annunciato che entro quattro anni tutti i testi scolastici verranno digitalizzati e gli studenti potranno accedervi via web. Tablet gratuiti saranno distribuiti alle famiglie meno abbienti per un investimento complessivo di oltre un miliardo e mezzo di euro.

Una decisione presa, come pare, considerando l’ultimo rapporto della Organisation for Economic Cooperation and Development, ente internazionale al quale aderiscono, oltre al nostro, altri 33 Paesi, secondo il quale gli studenti sud coreani, fra i 15 e i 19 anni, sarebbero i più ricettivi ad imparare attraverso i computer. Un dato sensibilmente al di sopra rispetto ai loro coetanei che vivono in Italia, in America, Francia o Inghilterra.

Più recente è, invece, la notizia che anche in Israele ci si sta muovendo verso una rivoluzione tecnologica nell’ambito dell’educazione: entro cinque anni, infatti, i pesanti manuali scolastici saranno sostituiti da sussidi digitali, come l’e-book. Ad eccezione della Bibbia, libro di studio per eccellenza in tutte le scuole di Israele, che rimarrà rigorosamente in versione cartacea.
La rivoluzione hi tech comporterà un bel risparmio per le famiglie con figli in età scolare: i libri elettronici costeranno circa il 60% in meno rispetto alle versioni tradizionali.

Se, poi, qualcuno dovesse storcere il naso perché, come ben si sa, i ragazzi davanti ad un tablet rischiano di “perdersi” in altre attività non di studio, in Israele hanno pensato anche a come evitare distrazioni: attraverso un particolare software gli insegnanti potranno monitorare l’intensità dello studio dei propri allievi. Insomma, studenti sorvegliati a vista!

E noi? Nonostante gli “sforzi” dei ministri Gelmini e Brunetta per dotare le scuole italiane di sussidi digitali e wi-fi gratuito, secondo l’ultimo rapporto OCSE nell’utilizzo delle TIC nell’ambito dell’educazione siamo al penultimo posto, ultima la Grecia. Ai primi posti, invece, i Paesi dell’Estremo Oriente dove lo sviluppo tecnologico ha da sempre una marcia in più.

Insomma, anche se i giovani italiani utilizzano regolarmente il pc e si connettono alla rete in casa (le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche: l’81,8% possiede il personal computer, il 74,7% l’accesso ad Internet e il 63% possiede una connessione a banda larga), siamo la penultima ruota del carro.

Ma che cosa impedisce una più ampia diffusione delle nuove tecnologie a scuola? Parrebbe una certa riluttanza degli insegnanti che a fatica modificano il metodo d’insegnamento e diffidano di qualsiasi innovazione didattica. Per una volta sono d’accordo con Domenico Starnone che, in Ex cattedra e altre storie di scuola, osserva:

Preside, cosa vogliamo dire quando chiediamo ai giovani di non essere scolastici? E cosa dovrebbero fare per non esserlo? Se tutto va bene (ma non va bene), ascoltano diligentemente le nostre lezioni, che sono il riassunto dei manuali su cui abbiamo studiato al liceo o all’università; poi tornano a casa, leggono e ripetono ad alta voce quello che è scritto nel loro manuale; quindi vengono alla cattedra e ci recitano i capitoli che hanno memorizzato. All’interno di questo vecchio rito della scuola è possibile non essere scolastici?

No, in tutta franchezza non so proprio di cosa li rimproveriamo. Se studiassero cavillando coi distinguo, come facevano i seguaci della Scolastica vera (e non mi dispiacerebbe), il nostro rimprovero avrebbe senso. Se ci fossimo davvero inventati una scuola di ricerca, fatta di problemi appassionanti da risolvere, di domande a cui trovare risposte studiando, il rimprovero avrebbe ancora più senso. Ma non è andata così. I nostri ragazzi studiano esattamente come abbiamo studiato noi, studiano come si studia nella scuola da sempre. Quindi non possono essere che scolastici come siamo stati scolastici noi da ragazzi, come siamo scolastici ora che insegniamo. I manuali del resto sono scolastici. L’orario è scolastico. Le aule sono scolastiche. Che pretendiamo?

CONSIGLIO LA LETTURA DI UN INTERESSANTE SAGGIO DI ANGELA SPINELLI: CLICCA QUI

[per la notizia sulla Corea la fonte è Repubblica, dal cui sito è tratta anche la foto; la notizia su Israele è stata diffusa dal TG 1 nell’edizione delle ore 8 del 20 luglio 2011 (non ho trovato riscontri sulla stampa)]

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Da piccola preferivo parlare ... oggi mi piace scrivere

Pubblicato il 21 luglio 2011, in docenti, nuove tecnologie, scuola, studenti con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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