DEBITI FORMATIVI: QUANTO COSTANO ALLE FAMIGLIE?


Come ho già spiegato QUI, l’introduzione del “Giudizio sospeso” per gli allievi delle scuole secondarie di II grado che abbiano manifestato delle lacune in una o più discipline allo scrutinio finale, ha ripresentato il problema dei costi che le famiglie, qualora decidano di mandare i propri figli a “ripetizione”, devono sostenere.

Nel 1995 con il Decreto Legge del 28 giugno, n. 253, successivamente convertito in legge l’8 agosto dello stesso anno, furono aboliti gli “esami di settembre”, stabilendo che gli allievi potevano essere promossi a giugno, nonostante la presenza di qualche lacuna in una o più discipline, purché si presentassero puntuali a frequentare, nella fase iniziale delle lezioni, le attività per essi previste nella programmazione di classe.
Questo DL aveva lo scopo primario di evitare il “mercato delle lezioni private” ed esonerare le famiglie dai costi, spesso esosi, delle ripetizioni. Ma con il Decreto ministeriale n. 80, del 3 ottobre 2007, e l’applicazione del cosiddetto “giudizio sospeso”, è stato fatto, in pratica, un passo indietro e anche se non si parla di “esami di riparazione”, sta di fatto che si ripresenta l’obbligo per gli studenti di superare delle prove di verifica per il superamento del D.F.

Cosa cambia, però, nel passaggio dai vecchi esami ai Debiti Formativi? Mentre prima la scuola non aveva alcun obbligo di fornire agli allievi degli strumenti per colmare le lacune, e quindi era necessario prepararsi autonomamente e, il più delle volte, affidandosi a degli insegnanti “privati”, ora i diversi istituti hanno l’obbligo di offire agli studenti tali strumenti e, quindi, avviare dei Corsi di recupero. Tali corsi, tuttavia, non devono essere frequentati obbligatoriamente e le famiglie possono presentare alla scuola formale rinuncia, impegnandosi a provvedere in modo autonomo a porre rimedio alle carenze riscontrate da parte dei docenti nell’apprendimento dei propri figli.

Ora la domanda è questa: ma i corsi servono? Secondo il Codacons no. Non solo, il ripristino degli “esami di riparazione” (anche se formalmente, come ho più volte ripetuto, non si chiamano così) ha comportato nuovamente l’obbligo per le famiglie di assumersi l’onere delle preparazione dei figli affidandosi alle ripetizioni. Secondo le stime dell’Associazione la cifra che ogni famiglia dovrà sborsare è mediamente di 825 euro. Una cifra che in due anni è aumentata del 17,86%.

Ma quali sono i costi delle lezioni private? Be’, dipende dalle materie. Le più care in assoluto sono quelle di Greco: 35-38 euro l’ora. Seguono a ruota le lezioni di Matematica (35-37 euro l’ora), quelle di latino (33-35 euro) e quelle di Italiano (27-30 euro). Naturalmente queste sono le cifre che possono essere chieste da docenti con pluriennale esperienza e ancora in attività; più modici i compensi richiesti dai laureati e dagli studenti universitari.

Secondo il Codacons il meccanismo di recupero introdotto dall’ex ministro Fioroni continua “ad essere un flop”.
Ovvero, i corsi istituiti dalle scuole sono pochi, con pacchetti orari esigui e non per tutte le materie. Perché mai? Per mancanza di fondi. Quello che il Codacons non dice, tuttavia, è che il successo di questi corsi dipende molto dalle scuole e dalle famiglie. Cercherò di spiegarlo in poche parole, tenendo conto del fatto che la mia esperienza diretta è relativa ad un liceo in cui le cose funzionano, grazie alla dirigenza e alla buona volontà di molti docenti che, invece di starsene in spiaggia a prendersi il sole, sono tuttora impegnati a scuola nei corsi di recupero.

Innanzitutto bisogna chiarire con quale criterio vengono solitamente organizzati i corsi. Si parte dalla disponibilità dei fondi, è evidente, si considerano le materie in cui ci sono più allievi con debito, in quali classi essi sono più numerosi (ad esempio, la maggior parte dei debiti in Latino sono a biennio, quindi ci vorranno più corsi che al triennio), quanti allievi possono essere ammessi a frequentare un singolo corso (una cifra ragionevole sarebbe 12-15 ma, per risparmiare, spesso sono iscritti ad un corso 18-25 allievi), si fanno due conti ed ecco che il risultato ci darà il numero dei corsi da istituire e la loro durata.

Ma, come dicevo, la responsabilità del successo o meno dei corsi non è solo della scuola. E’ evidente che, per motivi di tempo (poco quello che separa la fine degli scrutini e l’inizio dei corsi), la scuola si organizza considerando che tutti gli allievi frequentino i corsi. Succede, però, che arrivino tutte insienme molte rinunce o, cosa ben peggiore, che i ragazzi non si presentino alle lezioni senza nemmeno rinunciarvi formalmente. Qual è il risultato? Che alcuni corsi sono semideserti, a scapito dell’ottimizzazione delle scarse risorse che avrebbero potuto essere spese in modo diverso, ad esempio istituendo un minor numero di corsi ma con più ore. E’ anche vero, tuttavia, che questo tipo di intervento mirato al recupero è più efficace se il numero degli allievi è ridotto. Rimane il fatto che, proprio per mancanza di fondi, è impossibile organizzare dei corsi per gruppi ristretti di allievi. Per questo la scuola può organizzare anche i cosiddetti “sportelli”.

Lo “sportello” è un’attività di recupero anch’essa ma rivolta a studenti che non presentino lacune gravissime (si può avere un debito con il 4 o il 3 ma anche con il 5!). Tale attività, sempre gestita dai docenti in servizio nella scuola o da personale esterno, è però rivolta a piccoli gruppi di allievi, provenienti da classi diverse che abbiano frequentato lo stesso anno di corso. Anche se, come amo ripetere spesso, l’effettiva efficacia di uno “sportello” sarebbe data dal rapporto 1-1, un docente con un allievo per volta. Allo sportello della posta o della banca, dopo aver fatto la fila, ci si trova di fronte un impiegato disponible (almeno in teoria) a venire incontro alle esigenze di un utente per volta mica a quelle di tutta la fila! Ma si sa, nelle scuole i soldi sono pochi, quindi si fa quel che si può.

Il Codacons ha trascurato, inoltre, un fatto fondamentale che contribuisce al “flop”, se così lo vogliamo proprio chiamare, dei Corsi di Recupero: l’atteggiamento degli allievi che li frequentano. In primo luogo spesso si illudono che in una decina di ore possano risolvere i problemi e godersi il resto dell’estate; secondariamente, sovente seguono i corsi con lo stesso atteggiamento svogliato e poco partecipativo con cui frequentano le lezioni durante l’anno scolastico. A maggior ragione se consideriamo che tra la fine delle lezioni, dopo nove mesi di scuola, e l’inizio dei corsi passano al massimo due settimane.

Come risolvere il problema? Innanzitutto facendo slittare l’inizio delle lezioni, come era stato ipotizzato dallo stesso ministro, Mariastella Gelmini, l’estate scorsa (ne ho parlato QUI). Tornando sui banchi più freschi e riposati, gli studenti seguirebbero meglio i corsi nella prima quindicina di settembre (ma è ovvio che dovrebbero comunque studiare da soli durante l’estate), le prove si farebbero nella terza settimana del mese, una settimana per gli scrutini (negli istituti più grandi, mentre i piccoli se la caverebbero in minor tempo) e le lezioni potrebbero riprendere nell’ultima settimana di settembre o, come ai miei tempi, il 1° ottobre. Con un piccolo sacrificio si potrebbero accorciare i periodi di vacanza e terminare le lezioni più tardi, facendo slittare l’Esame di stato ai primi di luglio, come una volta.

Per evitare il business delle “lezioni private”, io proporrei per i docenti una specie di libera professione autorizzata e legale, anche dal punto di vista fiscale, all’interno del proprio istituto. Un po’ come quella esercita dai medici intra moenia. Le famiglie non sarebbero costrette ad andare alla ricerca di docenti disponibili e, in presenza di un accordo con la dirigenza, le tariffe sarebbero senza dubbio più modeste che non quelle richieste all’esterno. Perché no? In fondo, se è vero che sarebbe vietato (uso il condizionale perché so, per sentito dire, che la regola non viene quasi mai rispettata) dare ripetizioni ai propri studenti e addirittura a quelli della scuola in cui si insegna, è anche vero che i corsi li possiamo tenere per i nostri studenti. Qual è la differenza? Forse il fatto che nel rapporto 1-1, senza testimoni, si potrebbe arrivare ad un “accordo” tra le parti? Suvvia, un po’ di fiducia non guasta. O forse sono io troppo ottimista.

[per i dati Codacons leggi QUI; LINK al servizio del TG2, edizione delle 13.00 del 13/07/11]

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Pubblicato il 13 luglio 2011, in Debiti Formativi, famiglia, MIUR, scuola, Senza categoria, Valutazione studenti con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Cinzia Gamberini

    Gentile Prof. ho finalmente trovato una disquisizione intelligente e propositiva sui corsi di recupero. Mio figlio, che frequenta il 2^ anno dello Scientifico PNI, è stato rimandato in tre materie (matematica, inglese e disegno, tutte con voto 5). Ha frequentato i corsi di recupero alla scuola e per tutta l’estate è stato seeguito da un ottimo laureando in materie scientifiche con il quale ha ripassato tutto il programma presentato dall’insegnante di matematica. Oggi ha sostenuto l’esame scritto; due giorni fa si è ancora esercitato per TRE ore con il suo tutor, a detta del quale mio figlio era prontissimo. Su 30 alunni all’esame scritto, nessun risultato era uguale a un altro (risultato che la Commissione non ha comunicato – come sempre si fa). Ma la cosa eclatante è che tutti gli argomenti trattati durante il corso di recupero a scuola NON sono stati richiesti; al contrario, TUTTI gli argomenti non approfonditi durante il corso di recupero sono stati richiesti. A parte non riconoscere la validità di questi corsi di recupero ed essere preoccupata epr il risultato finale dell’esame di riparazione, non sarebbe meglio chiedere un contributo alle famiglie al fine di poter accedere a corsi di recupero più intensivi, spostandoli, come Lei ha avuto l’intelligenza di suggerire, ad un periodo più “più in là” durante l’estate, facendo anche slittare l’inizio della scuola? Sono con Lei. Cordialità. Cinzia Gamberini

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    • Gentile signora,

      innazitutto grazie per l’apprezzamento che manifesta nei confronti del mio contributo. Io cerco sempre di affrontare un “problema” assumendo prospettive diverse. Sono una docente, è vero, ma cerco anche di mettermi nei panni delle famiglie e degli allievi.

      Venendo al suo commento, se gli argomenti oggetto della prova di verifica del superamento del debito di Matematica di suo figlio non erano stati trattati durante il corso di recupero, ciò è accaduto, presumibilmente, per due motivi: 1. l’insegnante che tiene i corsi non necessariamente è quello che ha preparato gli allievi durante l’anno (nel caso di gruppi interclasse, Lei capisce, è impossibile che ogni docente possa fare il recupero per tutti gli allievi che ha “rimandato”) e deve arrivare ad un compromesso, trattando argomenti comuni e considerati irrinunciabili (a suo giudizio, quindi soggettivo!); 2. manca la comunicazione fra i docenti che hanno dato il debito e i docenti che hanno tenuto i corsi di recupero.
      Per farLe un esempio, io non so nemmeno chi abbia preparato i miei allievi con debito durante l’estate, semplicemente perché non ritengo spetti a me informarmi e mettermi in comunicazione con i colleghi. Non lo dico per presunzione, ci mancherebbe, ma solo perché ritengo che certi comportamenti debbano essere professionalmente corretti, ovvero, sempre secondo il mio parere che può anche essere discutibile, ritengo che siano i docenti che fanno il recupero a dover render conto ai titolari di cattedra del loro operato. Mi spiego meglio: io non tengo corsi estivi (quest’anno, per di più, ero in commissione agli esami di Stato) ma li tengo durante l’anno, alla fine del I quadrimestre, trovandomi spesso di fronte allievi che frequentano quattro o cinque classi diverse. Per comodità, poiché sarebbe problematico contattare tutti i colleghi, alla fine del corso consegno loro la fotocopia del “registro” in cui trascrivo le assenze (dato importantissimo!), gli argomenti trattati ed eventuali note sull’atteggiamento assunto dagli studenti durante il corso. Mi pare che ciò implighi poco sforzo e sia uno strumento utile anche per preparare una prova che sia in relazione con gli argomenti trattati. Ma è anche vero, e su questo non si può discutere, che in poche ore di corso (circa 10, 15 al massimo) non si può procedere al ripasso di tutto il programma e che chi ha un debito formativo DEVE essere preparato su tutti gli arogmenti trattati.

      Ribadisco che la soluzione ottimale sarebbe procedere ad uno slittamento dell’inizio delle lezioni (come ha suggerito qualcuno, ne ho scritto QUI), come si faceva una volta.

      Sempre a disposizione per qualsiasi chiarimento.
      A presto.

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